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ARTISTI MEDIOCRI O ARTISTI ECCELLENTI SULLA SCENA ... E NELLA VITA. Cosa fa la differenza.
di Alessandro Simonini
Sono anni che non riesco più a distinguere tra teatro e realtà, tra l'allievo attore e l'essere umano nel suo cammino di conoscenza.
Dunque il testo che segue, che dovrebbe essere la premessa per un corso di recitazione, rappresenta proprio tale sovrapposizione.
Cosa ci impedisce di essere bravi sulla scena (e nella vita)?
La mancanza di tecnica
Sapere come portare la voce a distanza; conoscere le regole della buona dizione; mettere consapevolezza nella propria gestualità e riuscire a gestire l'energia necessaria senza stancarsi. Sono conoscenze essenziali.
Ma per raggiungere l'eccellenza, e renderci più visibili nella massa di bravi colleghi, dobbiamo fare i conti con un altro impedimento, molto più subdolo di quanto si possa immaginare: la paura.
La prima paura, prevedibile e normale, è quella del palcoscenico, relativa al nostro metterci in gioco sottoponendoci al giudizio degli altri: paura di fallire, dunque, di fare una brutta figura, di non divertirci ma, anzi, di sentirci costantemente sotto pressione e sotto esame.
Nonostante le apparenze questa NON è la paura più grave. La paura del palcoscenico è già vinta quando siamo consapevoli di aver lavorato duramente per raggiungere un certo risultato. Sebbene il nostro debutto potrà essere accompagnato da secchezza delle fauci e da dolori addominali, l'esperienza che accumuleremo, replica dopo replica, si rivelerà infine risolutiva.Torneremo a parlare di questo tipo di paura e di come riuscire a spostare la nostra attenzione altrove, prima di entrare in scena.
Ma le paure non sono tutte uguali. In realtà le paure di cui tratteremo ora non sono facilmente riconoscibili. Sono nemici per lo più interni, paradossalmente alimentati dal nostro stesso desiderio di ignorarli. Più crediamo di evitarli più diventeranno scaltri nel colpire la nostra creatività in maniera indiretta, ma purtroppo efficace. In psicologia si chiama rimozione, e non è una cosa buona!
Se non facciamo uno sforzo per affrontare, analizzare e comprendere l'origine di queste nostre paure, qualunque tecnica sarà un semplice palliativo, proprio come uno di quei farmaci che attenuano i sintomi di una malattia ma non ne rimuovono la causa. Queste paure, che io considero vere e proprie spugne energetiche - vampiri assetati della nostra creatività – sono...
...le cose che non siamo riusciti ad accettare di noi stessi.
Qualche esempio? Se sono convinto di essere brutto; se non accetto il mio naso a patata o con la gobba; se detesto le mie gambe storte; se mi sento schiavo di qualche comportamento compulsivo di cui poi sempre mi pento (mangio, bevo o fumo troppo); se sono un disastro con l'altro sesso...se... (aggiungete il vostro “se” personale, ce ne sono infiniti!)
...se ho inciso in me una di queste convinzioni allora è matematico che non potrò eccellere in nessuna attività artistica o creativa. La potrò senz'altro svolgere, ma resterò incatenato al girone dei mediocri: un girone in verità sempre più affollato.
Mi sento a questo punto obbligato ad anticipare possibili osservazioni e a chiarire un aspetto importante di questo nostro percorso formativo. E' mia intenzione favorire la creatività dell'allievo integrandola sempre in una crescita sana dell'individuo, inteso sempre da me come un essere multidimensionale destinato alla felicità. Dico questo perché esistono casi, ben documentati, di grandi artisti (poeti, pittori, musicisti...) che sono divenuti tali mettendo a frutto proprio il loro lato oscuro, la loro “spugna energetica”. Queste eccezioni, sebbene sublimi, portano sempre ad un'eccellenza artistica di tipo patologico.
Sono innumerevoli i casi di artisti affetti da sindrome maniaco depressiva, i quali hanno tragicamente - e spesso prematuramente - concluso la loro esistenza. Grandi nomi si sono dovuti accontentare, dopo una vita di stenti, di essere resi eterni... dall'arte. (spesso troppo tardi e quindi pure a loro insaputa!)Sono sicuro che disperazione e infelicità non siano monete accettabili per raggiungere la notorietà e la stima della critica. L'arte eternatrice, a tale prezzo, semplicemente non dovrebbe interessare una persona sana (ma non per questo meno creativa).
Torniamo alle nostre paure. Da queste dobbiamo cominciare il nostro cammino di liberazione.
LE SOLUZIONI
La scelta di frequentare un laboratorio teatrale è già il primo passo nella giusta direzione. Se...(leggi)
Se poi il destino vi ha portato ad incrociare le nostre strade, è ancora meglio, perché certe importanti relazioni al momento non vengono affrontate altrove. E trovo che sia grave.
Ora dobbiamo acquisire maggiore consapevolezza di noi stessi. Come si fa?
Con una serie di atti di volontà.
Per prima cosa vogliamo essere pronti a gettare la maschera, per vederci come davvero siamo. Poi vogliamo accettarci, senza alcuna indecisione; vogliamo perdonarci e vogliamo finalmente amarci. Non dobbiamo: vogliamo! La differenza è enorme, e una moderna disciplina come la Programmazione Neuro Linguistica (Pnl) lo ha ampiamente dimostrato. Torneremo a descrivere e a parlare della Pnl spesso in corso di laboratorio.
Gettare la maschera, dunque, accettarsi (accettare cioè i nostri personali limiti), perdonarsi ed amarsi: non può esserci circolazione di energia, e quindi rigenerazione, senza l'applicazione di questo metodo. Non ci sarà interpretazione da oscar, perché non potremo indossare altre maschere, se non avremo il coraggio di far cadere prima la nostra.
GETTARE LA MASCHERA
Pirandello conosceva bene il nostro quotidiano e incessante “gioco delle parti”. Aveva penetrato la natura umana svelandone i meccanismi, le sovrastrutture, i trucchi: le maschere, appunto. Comprese e dimostrò l'inconsistenza stessa della nostra personalità. Noi ci diamo una forma, assumiamo un atteggiamento, un carattere, nel tentativo di essere accettati da noi stessi e dagli altri, ignorando una verità, non solo sostenuta dal nostro premio Nobel, ma ormai scientifica:
“Ogni forma è una morte”.
La nostra forma, che è anche la nostra riconoscibilità; il fatto che molti (non tutti) ci vedano in un certo modo, sono cristallizzazioni. Questa forma solida che ci siamo data è molto lontana dalla verità della nostra essenza “vibrante” e in perenne movimento. Questa filosofia è il motore principale della moderna descrizione pirandelliana del personaggio/uomo. Ed è quanto mai attuale, se osserviamo le scoperte della fisica quantistica. Anche sul tema della spettacolare danza delle particelle subatomiche avrò il piacere di tornare qualche volta, in sede di laboratorio.
I personaggi pirandelliani, presi come sono da loro stessi e dai loro convincimenti rivestiti di cemento, sono incapaci di comprendere davvero le ragioni degli altri. Sono dei software difettosi, in eterno looping, incapaci di essere altri da sé (il sé è sempre la loro personalità effimera e relativa). Se ci pensate è proprio il problema che l'attore deve saper affrontare e risolvere. Come fare ad essere altri da sé per interpretare ruoli diversi? E' indispensabile liberarsi della propria maschera. Maschera su maschera non funziona, inutile provarci. Ho visto molti giovani attori portare in scena sempre se stessi, sebbene le volontà degli autori classici e moderni dei personaggi che andavano ad interpretare, fossero chiaramente diverse.
VEDERCI COME DAVVERO SIAMO e ACCETTARCI
Rinunciare alla maschera è la chiave d'accesso al nostro altro sé, il sé superiore, che d'ora in poi definiremo come il nostro “Supervisore”.Questa nostra personalità più profonda, il Supervisore, è in grado di osservare le nostre interpretazioni quotidiane, sulla scena e nella vita, senza prenderle mai troppo sul serio:
“Ho il naso grosso? Lo so. Io voglio bene al mio naso grosso! Ho un gran fiuto per gli affari, io!”
E' una scoperta importantissima, che non può essere catalogata come mera suggestione, poiché i risultati raggiunti ne dimostrano tutta la sua realtà.
Nel Supervisore noi identifichiamo uno strumento formidabile a nostra disposizione per elevare il nostro stato coscienziale, la nostra consapevolezza.
Non vorrete mica credere di essere esclusivamente quell'esplosione di rabbia e odio per quella scorrettezza subita in strada? O non vorrete mica credere di essere tutti in quel naso grosso? Voi siete molto più di un naso!
Quando vi identificate con il Supervisore, scoprite di essere molto più pazienti e di avere il controllo su tutto. Invidiabile. Uscirete sempre vincenti da ogni situazione, per quanto sgradevole vi possa sembrare.
Abbiamo così scoperto quanto sia proficuo gettare la maschera. Non significa restare privi di senso e di scopo. Quest'apparente nudità mostra al contrario la nostra natura multidimensionale e immortale, amplificando così la nostra creatività. Scopriamo di essere antenne ricettive di un'infinita pioggia di informazioni, che attendono solo di essere differenziate nelle nostre opere o prestazioni migliori.
PERDONARCI ed AMARCI
La maggior parte di noi sono software con un virus molto insidioso. Si chiama “sensi di colpa” e tende a replicarsi all'infinito. Non va messo in quarantena. Va eliminato.
Non importa cosa abbiate fatto o non fatto. Quanti treni abbiate perso o quante persone abbiate fatto soffrire. Finché alimenterete i vostri sensi di colpa non potrete rimediare in alcun modo.
L'accettazione dei nostri limiti, delle nostre paure e dei nostri errori, precede sempre di pochi secondi la fase del perdono. Perdoniamoci sempre. Qualunque cosa sia accaduta, perdoniamoci e voltiamo pagina. La pagina è bianca e possiamo iniziare un nuovo capitolo della nostra vita con il colore d'inchiostro che preferiamo.
Ora che abbiamo scelto di essere propositivi nessuno ci impedisce di volerci bene, di amarci. E' la strada che porta alla capacità di donare e di donarsi agli altri.
Che sia sul palcoscenico o in una relazione di coppia, che sia nello scrivere una canzone o nel farsi conoscere in un ambiente lavorativo, non fa differenza. Non c'è comunicazione se siamo in corto circuito con le nostre credenze sbagliate, i nostri timori e i nostri sensi di colpa.
Affrontiamoli, comprendiamo la lezione che sicuramente ci avranno lasciato e sbrighiamoci a passare oltre.
E ora che vi siete liberati dalle vostre paure, i risultati saranno spettacolari.
Buon allenamento!
L'ATTORE QUANTICO: un manuale (anche) per attori, di Alessandro Simonini (prime pagine)
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