Il successo, in teatro, è sempre equamente distribuito tra tutti i componenti del team. Regista, attori, tecnici e autori devono poter festeggiare insieme l'esito positivo del loro impegno comune. Il contributo di ogni componente, anche minimo, si rivela sempre prezioso. Lo sforzo di ognuno deve essere riconosciuto, se vogliamo continuare a cavalcare l'onda del successo, sempre pronti per nuovi traguardi.
In sede di laboratorio teatrale, la realizzazione di brevi scene collettive consente al team di prendere piacevolmente consapevolezza di queste dinamiche di gruppo, beneficiando di un risultato sempre superiore alle capacità individuali.
Il fattore umano
Una premessa: passiamo circa l'80% della nostra giornata sul posto di lavoro.
Se ci liberiamo delle sovrastrutture formali e usciamo dagli schemi e dalle catalogazioni riguardanti il tipo di azienda ed il contesto territoriale nel quale essa opera, resta un solo elemento essenziale e sempre riconoscibile:
tutto ruota intorno alle relazioni umane.
Ed è da questo principio che bisogna partire. Le relazioni sono la rete emozionale che connette le persone, motivandole e gratificandole. In assenza di questo riconoscimento l'individuo, se obbligato, si comporterà al massimo come una macchina: svolgerà le sue mansioni, ma non potrà più infondere nel proprio lavoro quel valore aggiunto che solo il riconoscimento del suo contributo creativo da parte degli altri avrebbe potuto garantire.
Il teatro sviluppa magicamente la capacità di ricezione e di trasmissione di questi fattori emozionali, poiché mette in relazione gli individui in maniera profonda, consentendo il riemergere dell'anima che risiede sotto le maschere limitanti che indossiamo abitualmente.
Raggiungiamo così una consapevolezza in grado di cambiare radicalmente e positivamente la nostra vita. Tra le scoperte più importanti si evidenzia quella per cui la vera comunicazione trascende spesso l'apparenza.
La tecnica dell'emozione positiva.
Quando rivestiamo una nostra azione scenica (o progetto di lavoro) con la giusta emozione ci avviamo inesorabilmente verso il successo.
Semplici giochi teatrali insegnano come rievocare a comando un'emozione, senza bisogno di ricorrere a controversi esercizi di psicotecnica, dove saremmo costretti a ricordare episodi specifici del nostro passato.
Il metodo ci consente invece di vivere sinceramente un'emozione anche senza una causa scatenante.
Il regista team leader
Dietro la maschera dei ruoli e delle figure aziendali c'è sempre l'elemento umano. Se il regista sottovaluta quest'aspetto può compromettere l'auto-stima dei collaboratori di cui è leader.
Tale insoddisfazione può portare alla sindrome del burn out (perdita della capacità di controllo, affaticamento fisico e nervoso e mancanza di coinvolgimento).
Per evitare questa forma di stress, il regista deve essere sempre in grado di riconoscere ed esaltare le potenzialità peculiari dei suoi attori, coordinandoli in maniera armonica, sapendo riconoscere per tempo le eventuali tensioni e trovando sempre il modo per risolverle.
LA BASE DEL METODO
Il centro di energia e l'uso del cervello addominale.
“La motivazione nasce dalla pancia.“
Attori, cantanti, danzatori e praticanti di arti marziali confermano da sempre quest'importantissima verità.
La nostra capacità comunicativa e gestuale attinge costantemente da un motore sempre disponibile, situato nell'area addominale proprio dove, secondo la scoperta del Dr. Michael Gershon, risiede un nostro secondo cervello. Questo secondo cervello addominale è deputato all'immediata reattività chimica dell'organismo nei casi di attacco, difesa e fuga. La razionalità in questi casi si rivelerebbe come un vero freno inibitore.
Questa scoperta è assolutamente in linea, non solo con le esigenze dell'attore in scena, ma con quelle di chiunque voglia essere motivato e sempre pronto all'azione.
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